
MOVIMENTO SOCIALE FIAMMA TRICOLORE
Federazione di Pavia
“Cesare Forni”
Vigevano, 15/09/08
Visto il simbolo campeggiante nel logo elettorale di Alleanza Nazionale, tenuto conto della storia precedente al congresso di gennaio 1995, che portò alla scissione tra AN e la FIAMMA TRICOLORE, consci del fatto che della storia di un partito (in questo caso il MSI) non si può fare tabula rasa, ci aspettiamo che Alleanza Nazionale promuova almeno un'azione disciplinare verso il suo ex-presidente, reo di aver oltraggiato con le sue dichiarazioni -quantomeno- le vittime missine prodotte dall'antifascimo militante.
Altrimenti quelle riportate da Giuliano Castellino sono solo parole, magari piacevoli e sensate, ma parole, aria...
A causa dell'antifascismo -come giustamente cita Castellino- sono caduti molti giovani, missini, fascisti, vittime di un'odio cieco che si autoproclamava, così come fa oggi il "leader maximo" di AN, ANTIFASCISTA.
Forse il (dis)On. Fini si è scordato che con i voti dei "Fascisti" è entrato per la prima volta in Parlamento, tanti anni fa, con il Movimento Sociale Italiano? Il MSI, fu fondato dai reduci di salò che mutarono la sigla "RSI", cambiando solo la prima lettera dell'acronimo, per anni, il MSI ha rappresentato la continuità dell'Idea Repubblicana e Sociale del Fascismo, sia per i reduci che per le nuove generazione che continuavano (e continuano) a vedere nel Liberal-Capitalismo e nel Comunismo (oggi social-democrazia), due nemici da combattere su diversi fronti.
Fini è un essere spregevole senza vergogna! L'attenuante del "mantenimento del potere" non è sufficiente a giustificare le amenità che escono dalla bocca del Presidente della Camera. Non si parla di criticare-magari con giuste argomentazioni- le leggi razziali o alcune esternazioni (sicuramente anche grottesche) del regime che in 20 anni ha, soprattuto, contribuito a costruire l'Italia Sociale e delle Strutture. Fini ha riacceso un'unica fiamma: quello dell'odio antifascista! In questo caso si è trattato di riaccendere una fiamma: quella sbagliata, quella dell'antifascismo.
Per costruire il domani, bisogna avere delle radici e delle fondamenta. Se quelle di AN sono rappresentate dall'antifascismo, i buoni propositi di "Identità" e "nazione" non sono null'altro che favolette da raccontare agli elettori. La repubblica nata dalla Resistenza è sfociata nella repubblica delle tangenti che ora- grazie alla trasformazione turbocapitalista del paese - si è nuovamente mutuata in Repubblica dell'interesse privato in cosa pubblica.
Da quali presupposti si vuole costruire una Nuova Italia con una classe dirigente come quella rappresentata da Fini e affini?
Con immensa, profonda e -purtroppo- rinnovata delusione, per l'ennesimo teatrino delle miserie umane inscenato da Fini, porgo i miei più ANTI-ANTIFASCISTI saluti.
Luca Battista -Segretario Federale Pavia - MSFT
"L'antifascismo non
potrà mai essere un nostro valore. Premesso che
nell'attuale contesto politico è davvero fuori luogo lo
scontro -tra l'altro solo tra gli addetti ai lavori e
completamente estraneo al popolo italiano- antifascismo sì
antifascismo no, non potrà mai essere un nostro valore
fondante un "anti". Così come non potrà mai essere un
nostro punto di riferimento il '68." Queste le parole di
Giuliano Castellino, presidente dell'Area Identitaria
Romana, che ha aggiunto: "L'antifascismo negli anni 70 ha
portato tanti lutti. I fratelli Mattei, Mantakas, i
giovani di Acca Larenzia, Sergio Ramelli e tanti altrisono stati uccisi
dall'odio antifascista. Dall'odio di chi
con la lotta di classe e la guerra ideologica ha sempre
diviso il popolo italiano. Noi siamo per uno Stato, una
Nazione ed un popolo e non potremmo mai abbracciare un
valore fondato su un "anti". Oggi che la nuova Italia di
Berlusconi-Tremonti-Al emanno sta davvero cambiando la
nostra nazione, a chi giova rispolverare vecchi schemi
superati dalla storia? Così come ci batteremo, nelle
scuole e nelle piazze per una nuova contestazione
giovanile e studentesca che possa rovesciare il '68, che
riporti valori e merito al centro della cultura e
dell'educazione italiana". Ha concluso Castellino: "Per
fortuna ad Atreju abbiamo avuto la fortuna di ascoltare
anche Berlusconi, Tremonti, Alemanno, Meloni, Germini e
Sacconi che hanno parlato di cambiamento, nuova Italia,
merito, valori, Europa ed identità. Forse i veri
nostalgici sono altri, non certo chi ha a cuore il futuro
della nostra nazione e del nost ro popolo ed ha meglio da
pensare che a vecchi veleni, per fortuna superati e
dimenticati dagli italiani".
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